Il compromesso è l'arte di tagliare una torta in modo tale che ciascuno creda di avere la fetta più grossa.

Jan Peerce

Dolci preparati con le amiche, che tra chiacchiere e risate non vengono neanche mangiati.

Dolci dei giorni tristi, quando la casa è invasa dal profumo di cioccolato, e che consolano sempre.

Dolci delle feste, delle occasioni speciali, con cui si deve fare bella figura, ma con poca fatica!

Dolci della nonna, tramandati di madre in figlia, "quelli sì che vengon buoni!...".

Dolci sbagliati e non sai spiegarti il perchè.

Dolci sempre uguali e sempre diversi, quelli pronti sempre al momento giusto, menomale.

...Nulla può competere con il sapore di un dolce fatto in casa.
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sabato 14 febbraio 2015

Tortine di amarene glassate al cioccolato

Canzone consigliata per la preparazione: 
"Buonanotte Fiorellino", Francesco De Gregori 



San Valentino è per tutti sinonimo di cioccolato.
Sarà che è Lui il più grande alleato delle ragazze single come me per le sue indiscutibili capacità di mettere di buon umore, sarà che qualcosa di più buono non esiste (ok, forse la pizza, ma sono due cose del tutto imparagonabili) e pertanto nessun altro cibo potrebbe rappresentare meglio la festa degli innamorati, sarà che fa ingrassare e quello che fa ingrassare è sempre, inequivocabilmente, divino. 
Sarà.
In ogni caso, San Valentino è arrivato e non mi metterò a dilungarmi sull'argomento (perchè, anche se mi spiace dirlo così brutalmente, mi è del tutto indifferente), dato che la classica scatolina io non l'ho ricevuta, avevo pensato di farmeli da sola, i cioccolatini a forma di cuore. 
Ma poi mi sono venuti in mente i detti "Chi fa da sè fa per tre", e "Melius abundare quam deficere". 
E insomma, una cosa tira l'altra come nell'amore. 
Ho aumentato un tantinello le dimensioni dei cioccolatini, ecco tutto.:-) 

Buona festa degli innamorati a voi, innamorati del cioccolato!


 Ingredienti per due stampini rotondi di 11 cm di diametro:

 Per l'impasto
- 80 g di cioccolato fondente
- 60 g di burro
- 2 uova
- 80 g di zucchero
- 120 g di farina
- 2 cucchiaini di lievito
- 100 g di amarene in conserva
- 1 pizzico di sale 
- confettura di ciliegie q.b

Per la bagna al Kirsh  (dovrete andare ad occhio, sia per le dosi sia per la nota alcolica, perchè l'ho fatta sul momento e a seconda dei miei gusti) 
- circa 75/80 ml di acqua (un po' più di mezzo bicchiere)
- 20 g circa di zucchero
- 30 g circa di Kirsch

Per decorare 
- 100 g di cioccolato fondente 
- 2 amarene 

Preriscaldate il forno a 170°C. Imburrate e infarinate due piccoli stampini rotondi (o a cuore, come ce li avete insomma). Spezzettate il cioccolato e fatelo sciogliere a bagnomaria insieme con il burro, quindi lasciate che il composto si intiepidisca. Montate a spuma le uova con lo zucchero e il sale in un'altra ciotola, poi incorporate il cioccolato fuso. 
Aggiungete la farina setacciata e il lievito, mescolando bene finchè il tutto non sarà amalgamato. 
Riempite i due stampini per metà, incorporate le amarene scolate nell'impasto rimanente e versate anch'esso negli stampi. Infornate le tortine per circa 30 minuti, quindi toglietele dal forno e lasciatele raffreddare completamente. 
Preparate la glassa: mettete in un pentolino l'acqua con lo zucchero e fate cuocere a fuoco bassissimo finchè non bolle. 
Spegnete, lasciate raffreddare e aggiungete il Kirsch.
Una volta fredde, estraetele dagli stampini (e in questo caso, se li avrete di silicone sarete avvantaggiati), tagliatele a metà, spennellatele con poca bagna al Kirsch e poi farcitele con la confettura di ciliegie. 
A questo punto ricomponete i tortini e metteteli in frigo a riposare mentre preparate la glassa: tritate il cioccolato e fatelo sciogliere a bagnomaria. 
Glassate le tortine e applicatevi al centro un'amarena sgocciolata. 
Lasciate infine raffreddare il tutto finchè la glassa non si sarà indurita, poi riponetele in frigorifero fino al momento di servirle.



lunedì 9 febbraio 2015

Mini Paris-Breste alla crema pasticcera

Canzone consigliata per la preparazione: 
"Io e Anna", Cesare Cremonini






Aaaah, la pasta Choux. 
Regina indiscussa della pasticceria francese, ha in realtà un nome il cui significato è molto meno elegante di quello che sembrerebbe: choux è infatti, in francese, il cavolo, e proprio questa è la forma che assumono i bignè una volta cotti.
Bignè, profiterol, zeppole, ma anche dolci fritti come i Sonhos portoghesi: tantissimi sono i dolci che la vedono protagonista. 
Deliziosa lo è, senza dubbio.
Purtroppo però, sebbene sia una preparazione di base della pasticceria, una di quelle cose che tutti sanno fare e che immancabilmente si ritrova in ogni tipo di locale -dall'osteria di paese al ristorante stellato -, sotto le più svariate forme, è vero anche che è facilissimo sbagliarla. 
Quante volte mi è capitato di ordinare un godurioso profiterol per poi ritrovarmi ad addentare una spugna secca con un misero sgorbio di glassa al cioccolato sopra. 
E di tutte quelle infornate di bignè bitorzoluti (oppure piatti, cosa ancora peggiore!)  che abbiamo fatto, prima di arrivare ad ottenere una forma più o meno soddisfacente, ne vogliamo parlare?
Insomma, la pasta Choux è una di quelle cose che o ami o odi, o sai fare da Dio o è meglio lasciare stare e trovarsi un altro hobby: che ne so, la pesca ad esempio.
Non esistono mezze misure.  
Deve essere perfetta. 
Premesso ciò, ovviamente la mia pasta Choux perfetta non è, ma possiamo definirla semmai un "work in progress". 
Questa volta mi sono lanciata su dei mini Paris-Breste con tanta, TAAANTA crema pasticcera (non scherzo, già al primo morso bisogna fare attenzione, perchè altrimenti esce ovunque e, anzichè mandarti in paradiso, ti spedisce in lavanderia per cercare di togliere le macchie a quel maglione di lana nuovo nuovo!). 
Ecco la ricetta.

Ingredienti per due Paris-Breste di circa 10 cm di diametro:
- 125 g di farina 
- 80 g di burro di ottima qualità 
- 1 cucchiaino scarso di zucchero 
- 3 uova
- 1 pizzico di sale
- 200ml di acqua
 Per la crema pasticcera vi rimando qui. 

Iniziate versando il burro a pezzetti in un pentolino insieme allo zucchero, un pizzico di sale e l'acqua. 
Accendete il fuoco basso e mescolate con un cucchiaio di legno per sciogliere il burro. 
Portate il composto a ebollizione e poi unite la farina setacciata. Mescolate energicamente con il cucchiaio di legno (o con una frusta) per evitare che si formino grumi. 
Quando il composto si sarà addensato, continuate a cuocerlo a fiamma bassisima finchè non si staccherà facilmente dalle pareti e formerà la classica patina bianca. A questo punto spegnete il fuoco e trasferite l'impasto nella planetaria (oppure, in alternativa, in una ciotola per lavorarlo con uno sbattitore elettrico). Unite le uova, una alla volta, mescolando ognuna benissimo prima di aggiungere la successiva. Mentre aggiungete le uova continuate a lavorare con le fruste. 
Dovrete ottenere un impasto liscio e omogeneo, che sarà pronto quando scenderà "a nastro" dalle fruste. 
Versate il composto così ottenuto in una sac-à-poche con beccuccio stellato o liscio. 
Foderate una leccarda con carta da forno e disegnate con la matita due cerchi di circa 10-12 cm di diametro. Con la sac-à-poche realizzate quindi 3 cerchi: due concentrici e uno sopra gli altri due, distanziandoli a seconda della forma che volete ottenere. 
Io li ho fatti abbastanza ravvicinati, così da poterli riempire di crema all'interno, ma se volete creare la classica "ciambella" allargate il raggio. Sbattete leggermente un uovo e spennellatelo sui cerchi.
Cuocete il Paris-Brest in forno ventilato preriscaldato a 140-150° per circa 1 ora (160° per 1h e 10 minuti circase se utilizzate forno statico). Mentre il dolce è in forno, dedicatevi alla crema pasticcera.
Una volta pronta, se non la utilizzate immediatamente, potete conservare la crema in una ciotola con pellicola a contatto. Quando i Paris-Brest saranno pronti, spegnete il forno, metteteli su una gratella lasciateli raffreddare completamente sia sopra che sotto. 
A questo punto posizionateli su un tagliere, divideteli a metà e farciteli con la crema.
Come dicevo, io ho preferito riempirli all'interno, così da formare quasi una sorta di mega bignè. 
Servite i Paris Breste freddi, spolverizzati di zucchero a velo e magari guarniti con una ciliegia candita. 

Nota: si mantengono bene per qualche giorno se chiusi in una scatola di latta, ma secondo me freddi di frigorifero sono ancora più buoni, perchè i sapori si amalgamano perfettamente.

venerdì 16 gennaio 2015

Torta al cioccolato di compleanno

Canzone consigliata per la preparazione: 
"Tutti i miei sbagli", Subsonica


Un'amica che compie gli anni. 
Aperitivo tranquillo, una ventina di invitati, tutto organizzato qualche settimanda prima. 
Mancava soltanto un piccolo dettaglio che inizia per "T" e finisce con "ORTA", diciamo. 
Il giorno prima, passando in rassegna ad una spettacolare torta al cioccolato di chissà quale blog, un dubbio molto poco amletico ha iniziato ad insinuarsi nella mia mente.
Ora, dovete sapere che tra amiche, - dato che amiamo tutte cucinare/pasticciare in cucina - è sempre stata tradizione farsi la torta di compleanno a vicenda (e ammetto che ora, a scriverla così, mi sembra un'abitudine leggermente inusuale, per non dire strana!:D).
Così, il dubbio.
Anzi, l'Orrore.
Sapevo già la risposta. 
Ci eravamo dimenticate della torta. Tutte e dieci.
Settimane piene di impegni, l'imminente sessione invernale all'università, gli orari massacranti, le nottate a studiare... insomma, di scuse buone ne avevamo e potrei sciorinarvene a dozzine. 
Ma la nostra amica si aspettava una torta, come ogni anno, fatta con amore dalle nostre mani (molto poco sante e tanto, troppo pasticcione!). 
Per cui ho fatto quello che si fa in questi casi: mi sono affidata al cioccolato.
O meglio, ad una torta al cioccolato, la ricetta della mia torta preferita.
La Sacher, fatta e rifatta così tante volte che ormai la farei ad occhi chiusi. Ma con una piccola variazione. Qualche rosso d'uovo e un ottimo Moscato... cosa vi viene in mente?
Eccerto. Sua Maestà lo Zabaione
Che, tra parentesi, è anche il dolce preferito della mia amica festeggiata.
Quindi insomma, avrete ben capito che questa non è una torta al cioccolato normale. 
Sarebbe più consono definirla "Bomba al cioccolato", "Goduria allo stato puro", oppure ancora "Estasi per le papille gustative".
Anche, e forse soprattutto, per la glassa: niente zucchero, niente cioccolato al latte, per carità. 
Soltanto cioccolato. 
Fondente di ottima qualità, al 70% di cacao, (ma a seconda di come lo avete in casa va bene, non facciamo troppo i pignoli!)
Amara? 
No. Perfetta. 

Per gli ingredienti e il procedimento della base e della glassa vi rimando qui .

Ingredienti per la crema allo zabaione: 
- 4 tuorli
- 80 g di zucchero
- 50 ml di Moscato (ma andrà benissimo anche il Marsala) 

Mettete lo zucchero e i tuorli in una pentolina di acciaio con il manico e dal fondo spesso (che dovrà poi essere posta a bagnomaria) e sbattete con una frusta o con lo sbattitore elettrico finchè  non avrete ottenuto un composto chiaro e gonfio. Unite a poco a poco il vino, sempre mescolando, fino ad amalgamare il tutto. Ora immergete il pentolino in un'altra pentola più larga, che avrete riempito per 1/3 di acqua bollente, e mettete a cuocere la crema a bagnomaria. Fate attenzione che l'acqua mantenga un lieve tremito, senza mai arrivare a bollore. Mescolate con una frusta per circa 10-15 minuti, finchè la crema non sarà vellutata e un po' più densa. A questo punto toglietela dal fuoco e lasciatela raffreddare quasi del tutto. 
Tagliate la torta a metà e farcitela con la crema allo zabaione, poi ricomponetela e versateci sopra la glassa al cioccolato, livellando bene. 

Nota: dato che era un'occasione speciale io mi sono divertita come un bambina e l'ho decorata a più non posso, dando sfogo a tutta la mia fantasia. Ho infatti utilizzato fiori di zucchero, confetti al cioccolato, pennina da decoro e zucchero colorato, ma voi potete servirla anche in modo più semplice, magari accompagnandola a qualche ciuffetto di panna montata. 

venerdì 19 settembre 2014

Torta di nocciole alla ricotta con crema di nutella

Canzone consigliata per la preparazione: 
"Senza di te", Zibba e Almalibre


Ci sono giornate perfette. È vero, sembrano rare, ma guardandosi indietro spesso si scopre che non lo sono affatto. Perchè non si tratta di giornate interamente perfette, partite bene fin dal mattino e proseguite ancora meglio, ricche di sorprese, di felicità e caratterizzate da improbabili scene tipo film. 
E come sarebbe possibile, d'altronde? Non esiste nuovo giorno, per quanto partito nel modo giusto, che non porti con sè qualche piccola o grande difficoltà. 
No, le giornate perfette di cui parlo io sono quelle che non sembrano tali finchè non sono concluse. Il giorno, a volte addirittura la settimana dopo. 
Sono quelle che ricordiamo per qualche particolare, per qualche momento che sì, a ripensarci è stato di pura e cristallina felicità. Per davvero
Quelle giornate che se mi chiedessero di raccontare, il giorno successivo, non saprei farlo. 
Quelle che alla domanda "Cosa hai fatto di bello ieri sera?" mi verrebbero in mente soltanto le risate, il buon cibo, gli sguardi tra amici, le intese in un colpo d'occhio, e forse risponderei qualcosa di vago. "Ieri sera? Ah sì, tutto bene.."
Perchè si finisce sempre così, vero? A non dire quello che si vorrebbe dire: che la giornata è stata come una risata genuina che scoppia all'improvviso, come la nostra torta preferita, come il mare d'inverno o il sole caldo quando inonda la casa al mattino.  
"Tutto bene". 
Come se a sbilanciarsi troppo quella felicità che ancora non abbiamo realizzato, nè compreso del tutto, ma che c'è, potesse sfuggirci dalle mani. 

Questa torta è un omaggio alle mie origini. La ricetta originaria è quella di mia nonna, che la prepara da che io mi ricordo. 
La mia torta preferita, la sua: sempre insuperabile, sempre più buona di tutte le altre torte di nocciole che ho mai assaggiato (e ammetto di averne assaggiate parecchie, da Piemontese DOC quale sono!). Proprio per questo motivo, perchè come la fa mia nonna non la fa nessuno, - e io men che meno! - ho dovuto modificarne leggermente la ricetta.
Dopo averla preparata quasi per gioco, qualche tempo fa, (mai avrei pensato che sarebbe uscita così!), questa nuova versione super golosa è finita dritta dritta tra le indispensabili del mio ricettario. 
La ricotta, che nella ricetta di mia nonna è sostituita dal burro, le conferisce una straordinaria morbidezza senza appesantirla,e gli amaretti sbriciolati nell'impasto sono stati una piacevole sopresa. 
Ovviamente, condizione necessaria affinchè questa torta venga davvero buona è scegliere nocciole come si deve: servono quelle tonde di Langa, il cui profumo intenso si sente quasi a confezione chiusa.

Note: Per una versione più light potete omettere la nutella e incorporare dei pezzetti di cioccolato fondente tritato nell'impasto, la torta sarà comunque buonissima!

Ingredienti: 
- 150 g di nocciole sgusciate
- 100 g di ricotta fresca
- 250 g di zucchero
- 20 g di burro 
- 3 uova fresche
- 100 g di farina
- 3 amaretti morbidi 
- 1 pizzico di sale
- nutella q.b.
- granella di nocciole per decorare

Tostate le nocciole in un padellino sul fuoco, poi, una volta fredde, tritatele finemente nel mixer. Sciogliete il burro, unitelo in una ciotola insieme allo zucchero, poi aggiungete le uova una alla volta, la farina setacciata, un pizzico di sale e ele nocciole tritate. Per ultimo, sbriciolate nell'impasto i tre amaretti, amalgamateli e poi versate il composto in una tortiera imburrata ed infarinata. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per circa 30 minuti (fate la prova dello stecchino). 
Quando la torta è cotta sfornatela e lasciatela raffreddare completamente su una gratella per dolci. 
Nel frattempo scaldate per pochi istanti la nutella in un pentolino (ve ne servirà all'incira un bicchiere): questo passaggio serve per ammorbidirla, altrimenti vi sarà difficile spalmarla sulla torta. Versate quindi la nutella morbida sulla superficie e decorate a piacere con la granella di nocciole. 
Conservate la torta in un luogo fresco, o ancora meglio in frigorifero, avendo cura di tirarla fuori qualche minuto prima di servirla. 

domenica 7 settembre 2014

Muffin avena e cioccolato

Canzone consigliata per la preparazione: 
"Greygoose", Cesare Cremonini


Svegliarsi al mattino non è mai stato così difficile. 
Da un po' di giorni a questa parte c'è qualcosa che mi fa aprire gli occhi presto, prestissimo, anche se potrei dormire molto di più. 
Mi stiracchio e lascio che i raggi del sole settembrino, che illuminano la mia stanza sempre alla stessa ora, mi abbaglino con la loro luce gioiosa e insistente. Quasi volessero ricordarmi che al di là del vetro c'è un mondo in continuo mutamento, che la vita si vive per strada, fuori, e non tra le lenzuola del mio letto. 
Peró non riesco ad alzarmi e rimango lì intere mezz'ore senza dormire, soltanto rilassando il cervello. Sarà stanchezza accumulata o il periodo un po' così che sembrano riversarmi addosso una malinconia senza precedenti. 
Mi fa davvero piacere iniziare la giornata solo quando a colazione mi aspetta qualcosa di buono, qualcosa di dolce fatto da me. È così che mi sono ritrovata a sfornare questi muffin per almeno due settimane di seguito, senza mai stancarmi del loro profumo e della loro  
 meravigliosa consistenza. Ora mi sono "data una calmata", e la maggior parte delle mattine mi costringo ad alzarmi anche se loro sono finiti e la sera prima non ho avuto il tempo di rifarli. Ma la verità è che il cibo è una coccola, e questi muffin sono diventati per me l'abbraccio mattutino di cui ogni tanto tutti abbiamo bisogno. 



Ingredienti:
- 185 g di farina autolievitante
- 50 g di farina di mandorle
- 100 g di zucchero semolato
- 2 cucchiaini di lievito per dolci
- 1/2 cucchiaino di cannella (facoltativo) 

- la scorza di 1/2 limone
- 1 pizzico di sale
- 2 cucchiaini di estratto di vaniglia
- 114 gr di burro sciolto
- 2 uova leggermente sbattute
- 1 mela
- 50 g di cioccolato fondente tritato (o gocce di cioccolato)
- 2 cucchiai di zucchero di canna
- 180 ml di acqua calda

- fiocchi di avena  q.b.

Preparazione
In una ciotola unite la farina, il lievito, il sale, la farina di mandorle, la cannella, la scorza di limone grattugiata finemente e lo zucchero semolato. Mescolate bene. Fate fondere il burro e lasciatelo raffreddare completamente, poi  aggiungete le uova lievemente sbattute, l'estratto di vaniglia e l'acqua calda. Mescolate il composto così ottenuto e unitelo agli ingredienti secchi. Lavoratelo poi con un cucchiaio di legno, senza preoccuparvi troppo di eventuali grumi. Sbucciate la mela e tagliatela a cubetti, quindi incorporatela all'impasto.  Insieme al cioccolato tritato. Foderate una teglia per muffins con i pirottini e aiutandovi con un cucchiaio o con un porzionatore per gelato riempiteli per 2/3, poi distribuite sulle superficie qualche cucchiaio di zucchero di canna e i fiocchi d'avena.
Infornate quindi per circa 25-30 minuti in forno già caldo a 200°C.

Lasciate raffreddare completamente prima di toglierli dallo stampo. Si conservano in un contenitore ermetico per 4-5 giorni. 

lunedì 1 settembre 2014

Cookies glassati al cioccolato

Canzone consigliata per la preparazione: 
"Mezzogiorno", Jovanotti


What goes around comes around
Se c'è una cosa che ho imparato, ormai, è che tutto torna. 
Certe volte sono le persone a tornare da noi, quando ormai le avevamo accantonate insieme ai ricordi più dolci: in quei luoghi della mente dove hanno fissa dimora il profumo della torta che faceva la nonna e la voce del maestro quando diceva "Questa mattina leggeremo qualche pagina di Cipì!".
Il perchè ritornino da noi è ancora un mistero. 
Puó essere un bisogno psicologico, come l'assassino che torna sempre sul luogo del delitto perchè lì ha lasciato una parte di sè.
O forse il perchè sta nel fatto che le situazioni mollate a metà per inseguirne altre rimangono dentro di noi, e diciamoci le cose come stanno: a nessuno piace lasciare le cose a metà. 
Insomma quel che è certo è che spesso e volentieri le persone ricompaiono nelle nostre vite quando ormai le abbiamo messe da parte, volenti o nolenti. 
Proprio quando le nostre strade hanno preso deviazioni diverse ci ritroviamo a camminare su due vie parallele. Divise, magari, ma comunque una accanto all'altra. 
E il bello è che non siamo più gli stessi di prima, - e come sarebbe possibile, d'altronde? -. Cresciuti, cambiati, spettinati dalla vita. Forse più compatibili, questa volta.

Dei biscotti che più buoni di così non si puó, sono facili da fare e non hanno proprio nulla da invidiare a quelli esposti nei banconi delle pasticcerie. Se siete imbranati come me i primi che ricoprirete di glassa saranno degli obrobri, anzi dei veri e propri scherzi della natura, ma non desistete! 
Continuando a glassarli prenderete la mano e questi cookies cioccolatosi diventeranno sempre più belli! Si conservano per due/tre giorni in un contenitore di latta, o comunque chiuso ermeticamente, ma meglio se in frigorifero. 

Ricetta tratta dal libro "Una merenda a New York"
Ingredienti per l'impasto:
- 85 g di burro ammorbidito
- 100 g di zucchero semolato
- 2 uova medie
- 110 ml di latte
- 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
- la scorza grattuggiata di mezzo limone
- 250 g di farina 
- 1 cucchiaino di lievito
- 1 pizzico di sale

Per la glassa al cioccolato:
- 65 g di cioccolato fondente tritato
- 50 g di panna fresca 
- 10 g di burro
- 50 g di zucchero a velo
- 5 ml di  acqua bollente

Preriscaldate il forno a 180°C. Sbattete il burro e lo zucchero con le fruste elettriche (o in una planetaria) finchè il composto non diventa spumoso. 
Incorporate gli altri ingredienti umidi continuando a frullare: l'impasto deve diventare omogeneo. In una ciotola, mescolate gli ingredienti secchi: la farina, lo zucchero, il lievito e il sale, poi incorporateli all'impasto precedente e sbattete ancora. 
Su una teglia rivestita di carta da forno formate delle palline di circa 3 cucchiai ciascuna, poi infornate i biscotti per circa 12 minuti, finchè non li vedrete leggermente dorati. 
Sfornateli e lasciateli raffreddare completamente su una gratella.
Nel frattempo preparate la glassa: in un pentolino portate a ebollizione a fuoco medio la panna e il burro. Togliete dal fuoco, aggiungete il cioccolato tritato e fatelo sciogliere. Incorporate ora lo zucchero a velo e l'acqua bollente, mescolando finchè la glassa non sarà liscia e lucida. Inzuppateci i biscotti ormai freddi soltanto da un lato e poi poneteli a raffreddare appoggiandoli su una gratella sul lato privo di cioccolato. 
Lasciate indurire la glassa (potete anche metterli un paio d'ore nel frigorifero).

Note: Se, mentre state inzuppando i cookies nella glassa, vedete che quest'ultima si sta addensando troppo, aggiungete ancora un cucchiaio di acqua calda e mescolate bene!

lunedì 10 febbraio 2014

Sachertorte di San Valentino

Canzone consigliata per la preparazione:
"La linea sottile", Luciano Ligabue


Quand'è che i rapporti iniziano a cambiare? 

Quand'è che oltrepassiamo quella linea sottile che c'è tra odiare e amare? 

Cosa accade? Non credo si tratti di un singolo momento, di una cosa che prima non era e che poi tutto in un colpo è. Penso che il cambiamento cresca dentro di noi silenzioso e timido, e penso che siamo noi stessi a volerlo. 
Forse è il nostro subconscio, o forse siamo noi che semplicemente neghiamo quello che ci sta succedendo dentro. Lo neghiamo finchè non si rivela palese, prima agli occhi degli altri e poi anche ai nostri. Un gesto amichevole che solo poco tempo prima non avremmo mai fatto. Una parola gentile, uno scambio di sguardi un po' più lungo del normale.  
"Mi tieni la maglia in borsa, che non so dove metterla?". 
Frasi accennate, un sorriso mozzato sul nascere, sfiorarsi le mani. 
È così che cambiano i rapporti. Con i dettagli insignificanti.
Con le litigate furiose, soprattutto con le litigate furiose. 
Frasi che ci escono dalla bocca senza che ce ne accorgiamo, cose che mai avremmo pensato di poter dire.
Orgoglio, situazioni complicate, incomprensioni.
Le cose che si ribaltano. L'odio diventa amore, così come nel dolce percepiamo il salato.
La sua torta preferita. 
Che è anche la mia, ma non lo dico.

Questa è Sua Maestà la Sachertorte, fatta per un compleanno speciale la scorsa settimana. Credo che sia uno dei dolci più adatti a San Valentino perchè, se fatta bene, basta un morso per mandare in paradiso chi la sta assaggiando. La ricetta, che uso da una vita con grandi soddisfazioni, viene dritta dritta dal primo libro di Benedetta Parodi, "Cotto e mangiato". Provatela, non ve ne pentirete. È davvero facile rendere felici qualcuno.. 
O perlomeno, lo è con questa ricetta! 


Ingredienti: 
- 100 g di mandorle
- 100 g di zucchero a velo
- 150 g di burro di ottima qualità
- 5 uova
- 70 g di farina 00
- 1 bustina di lievito 
- 300 g di cioccolato fondente al 70% di cacao
- 250 g circa di confettura di albicocche
- 150 g di panna fresca
- cuoricini di zucchero colorati per decorare

Preriscaldate il forno a 180°C. Tritate le mandorle molto finemente nel mixer e mettetele in una ciotola con lo zucchero a velo, i tuorli ed il burro fuso, poi aggiungete gradualmente la farina e il lievito setacciati insieme. 
Incorporate anche gli albumi montati a neve fermissima e mescolate bene il composto dal basso verso l’alto. Nel frattempo fate sciogliere 150 g di cioccolato a bagnomaria e, una volta raffreddato, unitelo all’impasto. Imburrate e infarinate una teglia rotonda di diametro 22 cm, versatevi il composto e cuocete la torta in forno a 180° per circa 25 minuti. 
Fate la prova dello stecchino per verificare se è completamente cotta. Fate raffreddare la torta su una gratella per dolci, poi tagliatela a metà e farcitela con la confettura. Ricomponete la torta e spennellate anche tutta la superficie, compresi i bordi, di un leggerissimo strato di confettura (in questo modo la glassa aderirà meglio). 
Tritate il cioccolato avanzato e fatelo fondere a bagnomaria con la panna, mescolando bene per ottenere una glassa fluida e lucida. 
Quando è ancora calda, versate la glassa sulla torta e levigatela con una paletta liscia. 
Se avete una gratella per dolci meglio, altrimenti, per non sporcare il piatto con il cioccolato fuso che cadrà dai bordi, potete usare un trucco semplicissimo: tagliate delle strisce di carta di alluminio e con queste ricoprite il piatto su cui servirete la torta. Appoggiatevi sopra la Sacher, colatevi la glassa e, una volta che questa si è indurita, sfilate le strisce di carta da sotto. In questo modo il piatto resterà pulito. 
Decorate infine la vostra torta come più vi piace: per l'occasione io ho utilizzato dei cuoricini di zucchero, ma di solito la lascio senza nulla e faccio la classica scritta "sacher" con la sac a pòche.
Conservate la sacher in frigorifero e servitela con della panna montata non zuccherata.

martedì 15 gennaio 2013

Pandolce genovese

Canzone consigliata per la preparazione:
"Creuza de ma", Fabrizio De Andrè

A Genova il sapore del mare è camuffato nei carruggi umidi e nel vento freddo di Gennaio.
Si percepisce negli alberi, nei negozi alla domenica con le serrande abbassate, nel profumo delle focaccerie, ah!, le focaccerie di Zena...
Il profumo del mare si sente nella bellissima Chiesa che non avevi notato, anche se giureresti di essere passata di lì almeno cinque volte.
Si sente nel sole, che scalda nonostante sia pieno inverno e la gente cammini imbacuccata nei cappotti pesanti. 
Si sente nel finestrino del treno, che tra una galleria e l'altra si tinge d'azzurro e di luce; si sente al mattino presto a Principe, nei pendolari che scendono dal treno assonnati e silenziosi.
Il sapore del mare è negli autobus affollati, in Piazza De Ferrari, nelle crose in mattoni tra le case, nelle trattorie tipiche con i loro polpettoni di fagiolini, proprio come quelli che facevano le nonne.
Il sapore del mare di Genova è nei cantieri navali al Porto Antico (e dove sennò?), all'Acquario, ma anche in Via Balbi, nel centro storico, nei palazzoni accoccolati sui monti. 
« Cose diesci se ghe föse,
pe poeì dì: dulcis in fundo,
dö-trae fette de pan döçe?...
Sae o menù completo e riondo... »
 
Il Pandolce genovese, (ma quello basso eh!), è uno dei miei dolci preferiti, in assoluto. 
Tanta, tantissima soddisfazione nel farlo in casa. Il gusto di anice che fa da padrone, i pinoli, i canditi dolci.
Approvato da un genovese doc, mio padre.:-)

Pandolce antica Genova
(da una ricetta trovata sul web di Francesco Crocco, Pasticceria Poldo di Genova Pontedecimo)

Ingredienti per un pandolce:
- 225 g di farina manitoba
- 100 g di farina 00
- 225 g di uvetta
- 125 g di zucchero

- 110 g di burro
- 75 g di acqua

- 35 g di latte
- 65 g di scorzette d’arancia candite
- 60 g di cedro candito

- 25 g di pinoli
- 2,5 g di semi di anice
- 2 g di acqua di fiori d’arancio

- 5 g di lievito chimico

Mettete l'uvetta in ammollo. In una planetaria versate il burro ammorbidito, lo zucchero e gli aromi, quindi frullate finchè non otterrete un composto morbido e spumoso. 

Aggiungete le farine setacciate, il lievito, il latte e l’acqua. Impastate con il gancio per gli impasti duri oppure a mano finchè non è bene amalgamato, poi incorporate la frutta candita.
Adagiate il pandoro su una teglia foderata di carta da forno, appiattitelo un po' e tornitelo, dandogli la classica forma. Lasciatelo riposare, coperto con un canovaccio pulito, per circa 10 minuti e nel frattempo preriscaldate il forno a 180°C.
Fate cuocere per 65-70 minuti, coprendolo con un foglio di alluminio se tende a scurire troppo in superficie o se vi sembra che l'uvetta bruci. Fate la prova dello stecchino per controllare la cottura. Una volta cotto, sfornatelo e lasciatelo raffreddare completamente. 
Si conserva a lungo, chiuso in una scatola di latta o ancora meglio in un sacchetto di plastica.

lunedì 31 dicembre 2012

Frollini occhi di bue di Maurizio Santin

Canzone consigliata per la preparazione: 
"Sweet Child O' Mine", Guns 'N' Roses


 31 Dicembre 2012.
Un giorno speciale, e non soltanto per la fine dell'anno ormai imminente che si fa largo nell'aria frizzantina di questa mattina soleggiata.
Un giorno di ricordi e di "bilanci", come si legge sui vari blog di cucina che affollano il web.
Un giorno che fa un po' paura, perché il tempo scorre veloce e ce ne rendiamo conto ogni anno di più, anche se non vogliamo ammetterlo. 
Un giorno di cambiamenti, di impegni futuri, di desideri e di speranze. 
Un giorno di malinconia, quella malinconia che viene ogni 31 Dicembre e che stringe il cuore in una morsa prevedibile, ma pur sempre dolorosa. 
Un giorno di nostalgia: degli amici perduti, dei sogni infranti, delle giornate trascorse in un lampo e di quelle ancora vive nella nostra mente, quasi come se non fossero ancora finite. 
Un giorno di dubbi, di domande inespresse.
Che cosa succederà?  
Un giorno come un altro, o forse no.
Un giorno di sorrisi e di tradizioni. Di felicità.
Gli amici di sempre, cotechino e lenticchie, il conto alla rovescia trepidante, il brindisi di mezzanotte, i fuochi d'artificio, i bacini appiccicosi per lo zucchero a velo del pandoro. 
Tanti auguri.


Da "Frollini" di Maurizio Santin
Ingredienti:
- 500 g di farina 00 (la ricetta originale prevede 550 g di farina Petra)
- 50 g di farina di mandorle
- 285 g di burro
- 140 g di zucchero a velo
- 2 uova intere 
- un pizzico di sale Maldon
- la scorza di un limone 
- confettura di albicocche o di altra frutta a vostro piacere

Frullate in una planetaria o con le fruste elettriche il burro ammorbidito con lo zucchero a velo. Aggiungete la scorza grattugiata di un grosso limone, il pizzico di sale e poi  le uova. Date ancora una frullata all'impasto per amalgamarlo, quindi setacciate la farina e versatela nell'impasto in due tempi. Impastate fino ad ottenere un composto omogeneo, poi formate il classico panetto e mettetelo in frigorifero per almeno un'ora. 
Una volta che la frolla è ben dura tiratela fuori e stendetela ad uno spessore di 1/2 cm (non vi preoccupate perchè non avrete sorprese, i biscotti non cresceranno in cottura!) e ritagliate dei dischi di circa 4 cm di diametro con un coppapasta a bordo liscio. 
Praticate un foro al centro e dategli la forma ad "occhio di bue". Preriscaldate il forno a 170°C. Infornate i biscotti e fateli cuocere fino alla comparsa di una leggera doratura.
Lasciateli raffreddare su una gratella per dolci e poi spalmate i dischi interi con la confettura  che più vi piace. Spolverizzate di zucchero al velo i dischi forati e uniteli agli altri.
Serviteli freddi e conservateli in un contenitore di latta o in frigorifero. Il giorno dopo sono ancora più buoni!

sabato 15 dicembre 2012

Da regalare e da regalarsi, gli Speculaas

Canzone consigliata per la preparazione:
 "All I want for Christmas is you", Mariah Carey


Forse avrei dovuto intitolare la ricetta di oggi "Sua maestà gli Speculaas", perchè questa è stata la prima cosa che mi è venuta in mente quando li ho assaggiati.
Non so da quanto tempo avevo un'insana voglia di questi fantomatici biscotti dei Paesi Bassi, speziatissimi come la maggior parte dei dolci nordici e tipici del periodo di Natale.
Biscotti con carattere, gli Speculaas. 
L'inverno e la pioggia, le vacanze natalizie in cui ci si dedica ad addobbare la casa, con il caminetto acceso e il gatto sul termosifone, paesi lontani, tradizioni diverse, un pupazzo di neve un po' ammaccato fatto dai bambini in cortile: questo ricordano gli Speculaas.
E sembra quasi banale provare a descriverli, perchè chi li ha provati - e li ama -, sa già tutto di loro: quell'aroma inconfondibile, il mix di spezie che in qualsiasi altro dolce sarebbe sicuramente eccessivo, gli stampini di legno caratteristici e dalle mille forme (ovviamente praticamente introvabili in Italia!). 
Non serve continuare. 

Per quello che riguarda le formine, i biscotti tradizionali sono fatti con quegli splendidi stampini "in rilievo", di solito in legno: la mia fissazione mi ha portato a comprarli su internet, ma potete tranquillamente usare qualsiasi stampino abbiate in casa, magari natalizio. 
Si mantengono croccanti per giorni, quindi sono perfetti da regalare a Natale: non c'è dubbio, farete davvero felice chi li riceverà. 
La ricetta arriva dritta dritta da una nuova, dolcissima (nel vero senso della parola) e assolutamente imperdibile rivista, "Taste and more": andate da lei a dare un'occhiata e troverete tutte le informazioni.

Ingredienti:
- 200 g di farina autolievitante
- 100 g di zucchero di canna
- 100 g di burro a temperatura ambiente
- la buccia grattuggiata di mezza arancia 
- 3 cucchiai di latte circa
- 1 cucchiaino di bicarbonato
- 3 o 4 cucchiai di miscela di spezie
- 1 pizzico di sale
 Mescolate in una ciotola la farina, il bicarbonato, lo zucchero, la scorza dell'arancia e la miscela di spezie, poi aggiungete il burro a tocchetti e il latte. Impastate bene finchè non riuscirete a formare un panetto non troppo appiccicoso, stendetelo un po' con il mattarello (a circa 3 cm di spessore) e avvolgetelo nella pellicola alimentare. 
Lasciate riposare in frigorifero l'impasto per circa 2 ore (meglio una notte), poi stendetelo allo spessore di circa 4-5 mm e ricavate le forme dei biscotti con gli stampini che avete scelto. Disponetele poi su una (anzi, ve ne occorreranno due!) placca foderata di carta da forno e cuocete i biscotti nel forno preriscaldato a 175° per circa 20-25 minuti, finchè non saranno belli scuri e dorati. 
Gli speculaas devono essere croccanti sia ai bordi sia al centro, mi raccomando!
Una volta cotti, sfornateli e lasciateli raffreddare completamente prima di servire.
L'impasto si può congelare nel freezer per circa 6 settimane.

Per la miscela di spezie:
- 30 g di cannella
- 10 g di noce moscata
- 10 g di chiodi di garofano in polvere
- 5 g di zenzero 
- 5 g di semi di anice (da me omessi)
- 5 g di semi di coriandolo (da me omessi)
- 5 g di pepe bianco
Macinate tutte le spezie in un macina caffè, poi conservatele in un barattolo a chiusura ermetica.

martedì 30 ottobre 2012

Teschi glassati

Canzone consigliata per la preparazione:
"Zombie", The Cranberries


Finalmente, Halloween! 
Benchè sia una festa, per così dire, più da bambini che altro, devo ammettere che anno dopo anno mi piace sempre di più.  
Sarà che poter fare, almeno per un giorno, qualche dolcino spaventoso da offrire ai bambini che suonano alla porta urlando "dolcetto o scherzetto?" mi diverte un sacco.
E poi ho sempre desiderato una parrucca da strega, di quelle lunghissime e con qualche ciocca argentata, magari accompagnata dalle classiche unghie (più simili ad artigli, in verità) "stregonesche": ad Halloween, se non proprio indossarle, posso almeno ammirarle indosso alle bimbe che girano per la città! 
Giusto ieri fuori da casa mia era appostato un folto gruppetto di bambine con cappelli a punta e chiome corvine (molto poco, ehmm.. naturali!), fierissime del borsone zeppo di dolciumi che avevano racimolato suonando di casa in casa.
Attimo di panico: io non avevo assolutamente nulla da offrirgli, nemmeno qualche caramella ammuffita
Quindi mi sono ingeniata con i pochi ingredienti che c'erano in casa: mandorle, burro, zucchero a velo in quantità industriali e coloranti alimentari, sentendomi un po' una pittrice mentre mescolavo i colori per ottenere le giuste gradazioni.
Quando si sono presentate alla mia porta la cucina era ormai un campo di battaglia e io avevo spergiurato a me stessa che non avrei più toccato zucchero per un bel po' di tempo: questo l'effetto della montagna di glassa che ho distribuito su,- come minimo -, cinquanta biscotti. 
Ma ne è davvero valsa la pena: le bambine erano al settimo cielo.
E io mi sono evitata il fantomatico "scherzetto" che, giusto per rendervi l'idea, nell'appartamento accanto al mio è stato sporcare tutta la porta di.. panna montata.:-)
Argh! 

Ingredienti per circa 30 biscotti:
- 500 g di farina 
- 380 g di burro freddo
- 240 g di farina di mandorle
- 1 uovo medio
- 1 bustina di vanillina
- 240 g di zucchero semolato
- 1 pizzico di sale
- pinoli q.b.

Per la glassa:
- zucchero a velo (in gran quantità!) 
- qualche cucchiaio di acqua calda
- coloranti alimentari

Mettete in una ciotola la farina, lo zucchero e la farina di mandorle e mescolatele insieme. 
Tagliate il burro a pezzetti e aggiungetelo al mix di farine iniziando ad impastare con le mani. In un'altra ciotola sbattete l'uovo con la vanillina e il sale, poi versatelo nella terrina e continuate ad impastare. 
Lavorate velocemente il composto cercando di non far sciogliere il burro: quando avrete ottenuto un panetto morbido copritelo con la pellicola alimentare e mettetelo in frigorifero per almeno un'ora (più ci sta meglio è). 
Trascorso il tempo necessario mettete il panetto su un piano di lavoro leggermente infarinato e stendetelo ad un'altezza di circa 1 cm. 
Con un tagliabiscotti (o un coppapasta, o anche un bicchiere) rotondo formate i dischetti e con le dita premete sui due lati formando la forma del teschio. Infornate i biscotti nel forno caldo a 180°C per circa 15-20 minuti finchè non saranno dorati. 
Una volta cotti lasciateli raffreddare completamente su una gratella. 
Fate la glassa con lo zucchero e qualche cucchiaino di acqua calda (poca: la glassa deve essere molto densa per essere spalmata sui biscotti e per avere un bel colore bianco ottico).
Distribuitela sui teschi e con i pinoli formate i denti. Lasciatela solidificare per bene e poi, utilizzando qualche goccia di colorante che aggiungerete alla glassa avanzata, formate gli occhi del colore che più vi piace. (Per questa operazione vi consiglio l'uso del cornetto di carta forno). 
Mettete i biscotti in frigorifero fino al momento di servirli. 

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